Adidas Superstar direttamente dal 2001

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Della serie a volte ritornano, quest’estate siamo stati invasi da orde di ragazzine tutte vestite uguali con ai piedi il solito paio di scarpe, possibilmente in bianco e nero: le Adidas Superstar.
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Effettivamente, che le ragazze under 25 (e oltre, ovvio) si vestano un po’ tutte uguali, è quasi la norma, vuoi per bisogno di aggregazione, mancanza di originalità o semplicemente il non aver trovato un proprio stile.
Ed è per questo che io le ho, non perché a 30 anni non abbia trovato il mio posto, ma proprio perchè quando ne avevo 16 non avevo idea di dove andare.
Mi spiego meglio: le mie Adidas Superstar sono un gloriosissimo modello datato maggio 2001, quando di anni ne avevo 15, un motorino nuovo di pacca e il capello biondo platino.
Ricordo ancora il giorno in cui mia mamma me le comprò, un pomeriggio di shopping al centro commerciale e l’acquisto del secolo.
Le ho indossate praticamente per tutto il liceo, da fine del secondo anno fino alla quinta, insieme alle meravigliose e più versatili Stan Smith, bucate in punta poi durante un’imbarazzante scontro con la pedalina del mio Booster poco prima della maturità.
Non le ho buttate perché penso di soffrire di sindrome dell’accumulo compulsivo e probabilmente tra 20 anni mi vedrete su Sepolti in casa di Real Time, ma anche perché ciò che per me ha un senso, un legame, difficilmente lo butto (le New Balance del 2000 color topo, quelle si che son finite nel cestino).
E oggi, a distanza di 12 anni, sono andata a ricercarle in cantina, sicura di averle nascoste da qualche parte.
Le ho tirate fuori non semplicemente perché son tornate di moda, ma perché questo ritorno mi ha fatto ricordare di averle. E mi sono ricordata di com’ero.
Le ho indossate per la scuola, durante le interrogazioni e i compiti in classe, quando ho fatto forca con le amiche. Le ho avute ai piedi per un’estate intera (e no, non ve lo consiglio), un’estate durante la quale ogni week end prendevo un treno per Firenze per andare a trovare il mio primo amore, un tragitto di 10km che sapeva tanto di ragazza grande.
Le ho indossate in gita scolastica, le ho portate ovunque e, siccome ho la memoria di un’elefante, ricordo le serate, gli amici, le risate di quei momenti.
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E mi ricordo un po’ di quella che ero, una ragazzina ribelle senza filtri, che amava incondizionatamente, si fidava e non aveva muri contro il mondo.
Non indossavo tacchi, odiavo le calze e raramente avevo vestiti. Ero così diversa da come sono oggi…eppure ero io, ero sempre io, solo più piccola, tremendamente insicura, piena di entusiasmo e senza mai paura.
Poi succede che cresci, che la vita ti cambia. Perdi una persona a cui vuoi bene, un amico. Ti scontri con il mondo, con la realtà che non rispecchia il futuro che ti immaginavi di vivere. Le persone ti deludono e lasciano spesso amarezza e rancore. Le speranze e gli sforzi riposti in progetti di vita importanti, spesso non si concretizzano. E allora quella spensieratezza e quell’innocenza dei 16 anni la perdi, metti su una corazza, alzi muri che scegli di abbattere quando ti senti sicura. Combatti battaglie che spesso perdi, ma poi capisci che uscire sconfitta non significa veramente perdere. Impari a distinguere le persone buone dalle cattive, impari che a volte i filtri ci vogliono (a fatica, eh!!), impari a conoscerti. E allora capisci chi sei, come valorizzarti e come diventare migliore. E impari ad amarti. E’ un cammino lungo e in salita, 12 anni forse sono pochi per completarlo, ma sono cresciuta abbastanza da indossare di nuovo queste scarpe e guardarmi indietro, sorridendo alla ragazzina insicura ma tanto irruenta della mia adolescenza.
Le indosso e per un po’ sento che sono di nuovo lei, che lei non è del tutto sparita e che infondo una parte di me è rimasta sempre uguale.
Sogno ancora come quando ero adolescente, non riesco a seguire un discorso per più di 5 minuti, mi distraggo spesso, rido tanto, piango e urlo come quando avevo 16 anni. Ho voglia di dire quello che penso, cerco lo scontro pur che sia costruttivo e dialogo, nonostante spesso sia la prima a provocare. Viaggio con la mente, amo le lingue straniere e mai avrei pensato di arrivare fino a dove sono oggi.
E se quella ragazzina indossasse le mie scarpe, sarebbe sicuramente orgogliosa.

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2 thoughts on “Adidas Superstar direttamente dal 2001

  1. Jesslan

    No M.Elly! Queste no! Non mi piacevano negli anni 90 e continuo a non poterle vedere!

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    1. Melly

      ahahaha ma sono “rososse”, come le definì un’amica all’epoca. Dai, tamarrissime, come posso non amarle? Io ho l’anima alla “just Do it”

      Rispondi

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